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Euristica della disponibilità
Scritto da Dott. Loredana Scalini Mostra tutti gli articoli di questo autore.
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EURISTICA DELLA DISPONIBILITA’

 

 

Nell’Euristica della disponibilità, si tende a stimare la probabilità di un evento sulla base della vividezza e dell'impatto emotivo di un ricordo, piuttosto che sulla probabilità oggettiva, il che naturalmente può rivelarsi ingannevole. E’ quanto rilevato ad esempio nei seguenti esperimenti:

 

-         I soggetti ritengono più frequenti le parole che possiedono una certa lettera al primo posto rispetto a quelle che la possiedono al terzo, anche quando è vero il contrario; tale stima è dovuta al fatto che i soggetti forniscono una stima basata sulla loro organizzazione mnemonica delle parole, che rende più facile il recupero delle parole sulla base della loro lettera iniziale piuttosto che sulla terza.

 

-         I soggetti ritengono più probabile o più frequente le cause di morte più evidenziate dai mass media, come gli incidenti di aerei, piuttosto che quelle meno evidenziate perché “di minore impatto emotivo e quindi meno interessanti”, come il diabete e l’asma.

 

In tutti questi casi la stima di probabilità è fortemente influenzata dal grado di disponibilità in memoria delle rappresentazioni chiamate in ballo dal quesito.

 

 

IPOTESI FREQUENTISTA

 

 

Gigerenzer propone che le risposte apparentemente erronee evidenziate da molti degli studi condotti negli ultimi vent'anni devono essere valutate con un metro normativo diverso da quello sino ad allora utilizzato.

Da più di un secolo in ambito statistico-matematico, la teoria della probabilità è oggetto di un dibattito che vede una netta contrapposizione tra due scuole di pensiero:

 

1  -   Scuola bayesiana, in base alla quale la probabilità va riferita ad eventi singoli.

2  -   Scuola frequentista, in base alla quale la probabilità va riferita a sequenze di eventi.

 

Secondo l'autore la posizione della scuola frequentista sembra più adeguata come metro normativo da usare per la valutazione degli errori nei compiti di ragionamento probabilistico. Secondo una prospettiva evoluzionistica è possibile supporre che il primo ambito di applicazione del ragionamento statistico abbia riguardato eventi in forma di frequenza, come ad esempio «3 su 10» e non in forma di probabilità come P=0.30 o in forma percentuale come “30%”, anch’essa una forma frequenzistica, ma venuta dopo. Sono occorsi millenni di storia del pensiero matematico prima di giungere alla moderna teoria delle probabilità applicabile su eventi singoli.

In questo caso per valutare le reali capacità statistiche delle persone comuni sarà necessario oltre che utilizzare il metro frequentista, anche proporre ai soggetti dei compiti che richiedano l'applicazione del ragionamento statistico in forma di frequenza e non di probabilità.

 

Ad esempio, il problema della diagnosi della malattia, viene risolto dal 75% dei soggetti se esso è presentato in una versione modificata in cui le informazioni vengono espresse in termini frequentisti, e cioè se viene specificato che un soggetto su 1000 presenta la malattia e che su 1000 persone esaminate e sane, 50 risultano erroneamente positive.

Tuttavia vi sono molti problemi che, anche se presentati in forma completamente frequentista, non sono risolti dai soggetti privi di un'adeguata preparazione statistica.

 

 

CRITICHE A GIGERENZER

 

 

Da un'analisi dei risultati delle ricerche attualmente riportate in letteratura, risulta che l'ipotesi di Gigerenzer non può essere considerata una regola sempre valida.

Esistono infatti problemi che, anche se presentati in forma completamente frequenzistica, non sono risolti dai soggetti privi di un'adeguata preparazione statistica: è il caso del problema dell'estrazione delle palline blu e rosse nelle versioni in cui tutte le informazioni erano presentate in forma di frequenze.

Si potrebbe obiettare che ciò sia dovuto alla complessità di calcolo che tale compito richiede; tuttavia il fenomeno si osserva anche in compiti di tipo frequentistico che non presentano particolari difficoltà di calcolo, come il problema dei suicidi e quello del motore.

Da alcune ricerche recenti inoltre è emerso che neanche le versioni frequenzistiche dei problemi tradizionali sono sufficienti per facilitare le prestazioni dei soggetti: le difficoltà dei soggetti derivano in massima parte da fattori di tipo pragmatico, indipendentemente dalla struttura frequenzistica o meno del problema. Così come accade nel caso dei problemi di ragionamento deduttivo, i problemi di ragionamento probabilistico necessitano che il testo del problema trasmetta tutte le informazioni rilevanti per una sua adeguata comprensione; la formazione di una rappresentazione scorretta del problema porterà ad errori anche nelle versioni frequenzistiche, così come una rappresentazione corretta porterà ad una soluzione corretta anche nelle versioni non frequentistiche.

 

 


 
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