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Cos'è l'intelligenza?
- Psicologia del Pensiero e ricerche sull'Intelligenza
Mentre la “psicologia del pensiero” si occupa dello studio dei processi di pensiero, come ad esempio il problem solving, le ricerche sull’intelligenza si interessano del risultato di tali processi.
L’intelligenza è un costrutto con diverse definizioni in relazione a diverse teorie.
I test d’intelligenza fanno riferimento a modelli teorici basati su indici globali oppure sull’analisi fattoriale.
Questi test si basano sull’assunto che l’intelligenza indichi “un’abilità mentale generale”e si incrementi progressivamente dall’età infantile all’età adulta, e che caratterizzi in diverso grado gli individui. Dunque i test misurano le differenze fra soggetti a livello quantitativo: a un maggior numero di prove risolte correttamente corrisponde una maggiore abilità.
- Cos’è il QI o Quoziente Intellettivo?
Il QI o Quoziente Intellettivo è il punteggio che si ottiene in uno dei Test di Intelligenza, cioè dei test standardizzati che misurano l’efficienza intellettiva, ossia la capacità di mettere a frutto le potenzialità dell’individuo.
I primi test di intelligenza furono ideati da Binet e Simon (1911) per individuare bambini con problemi di apprendimento ed inserirli in classi differenziate. Le prove di questi test costituivano dei campioni indicativi delle abilità richieste per l’apprendimento scolastico per ogni fascia di età (dai 4-5 anni fino a 13).
Anche oggi i test di intelligenza come la Scala WAIS (Wechsler Adult Intelligence Scale) O la WISC (Wechsler Intelligence Scale for Children) vengono utilizzati per distinguere bambini con problemi al fine di adattare di conseguenza il metodo di insegnamento e la scelta scolastica.
Un’altra applicazione consiste nell’individuare soggetti più dotati e fornire loro stimoli intellettivamente più complessi.
Inoltre si possono fare studi comparativi e in tal modo è possibile risalire ai fattori ambientali che favoriscono l’incremento dell’intelligenza ed intervenire su di essi.
I test di intelligenza misurano delle abilità specifiche e non l’intelligenza “vera” (rispetto a quella “psicometrica”) che invece comprende una varietà di aspetti e abilità.
Il QI è semplicemente un indice quantitativo: dimostra se lo sviluppo cognitivo procede in linea con il gruppo di riferimento.
QI= Età mentale × 100
Età Cronologica
Età Mentale: Punteggio ottenuto al test, cioè numero di prove risolte correttamente
Età cronologica: Età biologica
L’Intelligenza “media” corrisponde a un punteggio ottenuto dai soggetti che riescono a risolvere fino a metà del test, che è: QI=100. E’ il punto centrale della distribuzione dei punteggi.
La fascia di “normalità va dal valore 85 fino a 115 e corrisponde al 65% delle persone adulte.
Questi test tuttavia non sono validi per misurare forme di intelligenza più specializzate, come ad esempio l’intelligenza creativa o attitudini intellettuali più specifiche, sono dunque in gran parte prove di tipo scolastico.
- Ereditarietà e ambiente
I punteggi del QI, dunque l’intelligenza (psicometrica), seguono una distribuzione NORMALE o CASUALE detta “Gaussiana” nella popolazione, cioè la maggior parte degli individui si colloca nei valori medi, mentre una piccola parte ottiene punteggi molto bassi e punteggi molto alti.
Il fattore che influenza l’ “intelligenza psicometrica”, determinando tale distribuzione, è un fattore composito, cioè costituito sia da aspetti ereditari che ambientali.
Per valutare l’importanza relativa di queste due componenti, ereditarietà e ambiente, sono stati fatti degli studi differenziali, paragonando il punteggio del QI in diversi momenti dello sviluppo.
Si è visto che già all’età di 6-7 anni le differenze ambientali mostrano una forte influenza.
Per i bambini più piccoli sono state utilizzate le Prove Piagetiane e le Scale di sviluppo psicomotorio di Gesell.
Questi studi hanno evidenziato che bambini piccoli ricoverati per molto tempo in ospedale o istituzionalizzati (ad esempio in orfanotrofio) presentavano segni di ritardo psicomotorio, permettendo di ipotizzare un’inibizione dello sviluppo dell’intelligenza di tipo affettivo e da ipostimolazione globale.
Tuttavia non è possibile affermare che sia determinante la componente ambientale rispetto a quella genetica o viceversa.
L’ipotesi più attendibile è che la componente genetica possa rappresentare una disponibilità, mentre quella educativa-ambientale sarebbe il fattore di innesco che traduce la potenzialità in funzionalità effettiva.
In molti casi l’influsso modellatore dell’ambiente può comunque essere un fattore decisivo sull’espressione delle potenzialità cognitive.
- Horn e Cattell : Intelligenza fluida e cristallizzata
Horn e Cattell fanno una distinzione tra:
- intelligenza cristallizzata: si tratta delle capacità cognitive acquisite tramite la socializzazione e l’acculturazione; esse sono basate quindi sul sapere e sull’esperienza; possono essere valutate attraverso test che misurano il vocabolario, le operazioni aritmetiche, ecc. L’intelligenza cristallizzata quindi cresce con l’età ed è meno toccata dai processi di logoramento dovuti all’invecchiamento, ma è strettamente correlata alla cultura di appartenenza.
- intelligenza fluida: si tratta di capacità cognitive come il problem solving, il pensiero induttivo e la memoria associativa, che sono legate alla predisposizione fisica e quindi al buon funzionamento di specifiche strutture neurofisiologiche; il logoramento organico di tali strutture dovuto al naturale invecchiamento, riduce, con l’età, l’intelligenza fluida.
- Guilford e Gardner: Intelligenza, Pensiero Divergente e Convergente
Guilford fa una distinzione fra “pensiero convergente”, che si basa sul sapere appreso e a cui si riferisce il concetto d’intelligenza tradizionale, e “pensiero divergente” legato alla creatività e alla soluzione dei problemi, la vera intelligenza.
Secondo Gardner il concetto di intelligenza deve includere, oltre che le capacità cognitive, anche quelle artistiche, socio-comunicative e corporeo-cinestesiche.
- Problem Solving e creatività nello sviluppo
Negli anni '50 Guilford criticò il corrente concetto di intelligenza, che secondo lui si basava esclusivamente sui processi convergenti e non sul pensiero divergente o creativo.
Dorner nella soluzione dei problemi fece una distinzione tra due strutture: la struttura epistemica o struttura del sapere, e la struttura euristica, che determina la procedura per la soluzione di problemi nuovi.
Da uno studio sulle capacità creative dei bambini è emerso un calo graduale a tappe nei ragazzi di sei, 10 e 13 anni attribuito al progressivo aumento delle costrizioni sociali, soprattutto in ambito scolastico.
Uno studio sulla produttività creativa di personalità celebri ha evidenziato che l'età relativamente più fertile è tra i 30 e 60 anni.
Secondo alcuni studi è emerso inoltre che prestazioni eccellenti sono possibili anche in età avanzata, mentre secondo altri vi è una riduzione.
Si sa che la soluzione di problemi richiede l'uso flessibile della capacità mnemonica, attentiva e discriminativa, tutte capacità che in età avanzata sembrano rallentare, ripercuotendosi anche sul problem solving.
Non esistono studi psicofisiologici sul pensiero divergente in età avanzata, da una ricerca però è emerso che, quando persone giovani o anziani risolvono un problema, si ha un aumento delle frequenze EEG di 40 hertz.
- Intelligenza negli anziani
Secondo Horn e Cattell l'intelligenza cristallizzata, intesa come l’insieme di capacità cognitive acquisite tramite la socializzazione e l'acculturazione cresce con il progredire dell'età.
Al contrario l'intelligenza fluida, intesa come l’insieme di capacità cognitive quali il problem solving, il pensiero induttivo, e la memoria associativa, tende a peggiorare con l'invecchiamento perché esse sono maggiormente legate alla predisposizione fisica e quindi al funzionamento di specifiche strutture neurofisiologiche che con l'età si logorano.
Tale concetto si fonda su studi del Sistema Nervoso Centrale (SNC), dai quali emerge che esso, con l’invecchiamento, mostra statisticamente un aumento di processi degenerativi e di deficit.
Tuttavia non si può stabilire una relazione causale tra età avanzata, degenerazione del SNC e calo dell'intelligenza perché non tutte le persone vecchie presentano quei processi degenerativi.
In generale non vi sono ancora sufficienti ricerche psicofisiologiche sulle modificazioni dell'intelligenza in età avanzata per definire un modello conclusivo.